La musica oltrepassa ogni confine. La tecnologia di oggi avvicina i confini. Cosa succederebbe se la nuova tecnologia si fondesse con la musica?
Iphone che si trasformano in chitarre o pianoforti; i suoni di un sistema operativo (windows xp e 98) che si trasformano in sinfonie...
Vedere... anzi sentire per credere
lunedì 18 febbraio 2008
La vera TecnoMusic
Pubblicato da alastio a 19:38 1 commenti
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giovedì 14 febbraio 2008
Non posso avere Yahoo? E allora voglio Android... uffa!
In questi giorni si è seguito col fiato sospeso il possibile acquisto di Yahoo da parte di Microsoft. Io, povera anima idealista, spero che Yahoo abbia pensato ai propri utenti nel rifiutare la proposta del colosso dell'informatica. Ma è chiaro che il rifiuto al rialzo è stata una tecnica per ottenere di più dalla vendita dei propri servizi.
Sta di fatto che in questa situazione di suspense Google ha confermato la sua posizione dominante sul web, ma sopratutto la sua identità pulita e vicina agli utenti. La percezione che si ha di Google è di un'azienda pulita, che pensa agli interessi dei propri utenti e che lavora in maniera ineccepibile. Sentite bene il discorso fatto a Microsoft da David Drummond (l'uomo di Google che si occupa di acquisizioni e corporate development):
-E se ora Microsoft tentasse di esercitare su Internet la stessa specie di influenza negativa e illegale che ha esercitato sul mondo PC? Sebbene Internet ricompensi l'innovazione che nasce dalla concorrenza, Microsoft ha spesso cercato di dar vita a monopoli fondati su tecnologie proprietarie e poi ha tentato di utilizzare quella posizione dominante su mercati nuovi e adiacenti- (da punto informatico 04/02/2008).
Il bello di questo discorso è la sua inattaccabilità. La maggior parte degli utenti della rete concordano su quest'immagine di Microsoft monopolista e tramacciona da anni. E poco importa se tutti usano Windows.
Bravo Google a soddisfare le esigenze ma ancor di più a seguire le tendenze dei nuovi utenti sempre più smaliziati ed informati.
Male Microsoft che per tutta risposta alle numerose avvisaglie negative compra (ed è questo verbo che la fa sprofondare, perchè sarebbe meglio innovare) Danger società di software che collabora attivamente alla piattaforma Google Android.
Non pago mette in piedi una OPA ostile per l'acquisizione di Yahoo (in pratica rivolge ai singoli azionisti offerte mirate per comprare l'intera società) visto che il cda non vende.
Per Mr. Redmond il 2008 si fa caldo, molto caldo. Vedremo come andrà a finire.
Rimane in piedi la frase premonitrice "2008 anno di Linux e dell'Open Source" (e Google appoggia la nuova politica del software libero), o la storia ripeterà il successo delle aziende monopoliste e chiuse?
In ogni caso qualcosa è cambiato... ed è già un gran risultato.
Pubblicato da alastio a 22:20 1 commenti
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La politica sotto Obama
C'era un tempo in cui l'Italia sembrava avere una marcia in più rispetto all'America made USA. Ci sentivamo in un paese con una coscienza storica, un paese più intrigante e meno succube del consumismo, più ironico ed intelligente.
Oggi la percezione credo sia "leggermente" cambiata. Per esempio la politica, da Berlusconi in poi, è talmente entrata nei media (e quindi nel consumo più sfrenato dell'immagine) che non è più oggetto di creatività, ironia o satira. Dall'altra parte dell'oceano invece le cose sembrano cambiate... o forse siamo cambiati noi?
Pubblicato da alastio a 22:02 0 commenti
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mercoledì 6 febbraio 2008
Firefox e le fantastiche estensioni

Un buon motivo per usare firefox sono le estensioni. Ce ne sono migliaia e di tutti i tipi.
Per esempio una cosa che ho sempre trovato odiosa è, ogni volta che cambio pc o formatto il computer, dover reinserire tutti i segnalibri che avevo accumulato nei mesi.
Con Foxmarks il problema è risolto. Basta installarlo e creare un account dove salvare tutti i segnalibri. Così saranno disponibili sempre sul web, indipendentemente dal pc o dal sistema che stiamo utilizzando.
Comodo no?
Pubblicato da alastio a 23:39 0 commenti
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martedì 5 febbraio 2008
L'incubo americano - Cloverfield

Eccoci arrivati al secondo appuntamento con il grande Steven Neagal. Oggi mi ha inviato una pregevolissima recensione sull'ultimo successo dei creatori di Lost. Si proprio Cloverfield, che dopo l'incredibile marketing virale è diventato film.
Continua dunque il sogno americano che questa volta diventa incubo.
Buona lettura.
Steven Neagal su Cloverfield
Rob Hawkins: «Stai ancora riprendendo?»
Hud: «Sì, la gente vorrà sapere…come sono andate le cose.»
Esplosioni che scuotono il centro di Boston. Popolazione impazzita. Il primo pensiero è lo stesso per tutti: ci attaccano di nuovo! E lo sguardo sale al cielo, a scrutare tracce di aerei. L’incipit di Cell di Stephen King esprime perfettamente la paranoia post-11 settembre che da tempo affligge l’America e con la quale anche l’arte sta facendo i conti. E se King non è abbastanza raffinato, i palati più esigenti potranno leggere Falling Man, l’ultimo De Lillo.
Anche il cinema, nel rielaborare per immagini quella tragedia, ha progressivamente fatto un passo dopo l’altro e Cloverfield è il punto d’arrivo. Da United 93 di Paul Greengrass allo “sguardo interno” di Oliver Stone in World Trade Center, fino al crollo delle Torri Gemelle inserito nella grafica dei titoli di testa di The Kingdom di Peter Berg.
Continuando ancora il parallelo con l’opera di King, si potrebbe quasi delineare una situazione da apocalittici vs. integrati: se il “re dell’horror” utilizza la tecnologia (il telefonino) come veicolo di propagazione di un segnale che fa impazzire la gente, in Cloverfield avviene il contrario: il videofonino e la handycam sembrano ancora in grado di documentare la verità, per quanto frammentata, confusa, sporca. La riflessione si allarga se ripensiamo alla quantità di materiale amatoriale che circola in rete e che documenta lo schianto del World Trade Center. E allo scandalo che suscitò la foto del reporter Richard Drew quando finì sulla prima pagina di alcuni quotidiani american – lo scatto, poi denominato Falling Man, come il libro di De Lillo, ritrae uno sconosciuto che cerca scampo dalle fiamme gettandosi nel vuoto.
La domanda, dunque, è duplice: può una fotografia di cronaca diventare arte (un dubbio che sfiora Tommaso Pincio sulle pagine di Rolling Stone Italia) così come l’arte documenta la cronaca?
Un interrogativo che la stessa famosissima foto di Robert Capa, Il miliziano che cade, si porta dietro. Non si deve nemmeno sottovalutare la questione sulla veridicità degli scatti in questione, perché, cambiando medium, lo stesso Brian De Palma in Redacted utilizza la telecamera a mano e la visione in prima persona per riflettere sullo statuto di verità dell’immagine (ri)mettendo in scena un episodio di cronaca che ha coinvolto l’esercito Usa e una famiglia irakena.
Cloverfield, si è scritto da più parti, è figlio tanto di Internet quanto del creatore di Lost. Il marketing virale è sì la componente più evidente della strategia commerciale che sta alla base della promozione della pellicola, ma YouTube e la documentazione amatoriale alla portata di tutti sono elementi che ne caratterizzano il linguaggio, “sdoganati” dall’altro caso commerciale The Blair Witch Project, dall’incipit di Non aprite quella porta di Marcus Nispel, da Rec di Jaume Balaguerò…Con i primi ha anche in comune il “reperto archeologico”, il filmato ritrovato sul luogo del delitto.
Il mostro, in questo caso, resta ai margini: è il pretesto più che il protagonista, carico di quella metafora dell’ignoto e del diverso che nella realtà ha ben altri volti. L’incubo dell’America, fantasma mediatico in carne, pixel e ossa, parla regolarmente attraverso Internet e forse solo con gli stessi mezzi si può mettere in scena la tragedia nel nuovo millennio.
Steven Neagal from L.A
Pubblicato da alastio a 23:33 2 commenti
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Kde 4.0 ancora un po' acerbo?

Qualche appassionato di Linux capitato qui di passaggio si sarà chiesto perché non abbia ancora parlato dell'innovativo KDE4.0 che è stato rilasciato da poco.
I motivi sono vari, non ultimo il fatto che questo blog è rivolto a chi non conosce ancora molto bene il mondo Linux. Comunque il problema principale di questa fantastica release è che non funziona. Almeno non ancora.
Per ora kde4 è solo una base ancora molto scarna su cui verrano piano piano rilasciati gli applicativi stabili e funzionanti. Sicuramente col tempo diverrà un desktop environment meraviglioso e pieno di novità importanti per il mondo Open Source (ha tutte le carte in regola per raggiungere grandi obiettivi), ma ad oggi è solo una beta con poche funzioni e per lo più per utenti esperti in grado di segnalare eventuali bug ed imperfezioni. La cosa di per sé non sconvolge, è normale infatti nel mondo del software libero rilasciare versioni non ancora perfette dei programmi (la perfezione ha bisogno di molto tempo, nel caso di software aperti diventa pressoché infinito dato che chiunque può migliorarne il codice). Ma il vero problema è stato il battage pubblicitario della comunità prima dell'uscita di KDE4.
Tutto il web annunciava ed aspettava con ansia Gennaio e l'arrivo della cosiddetta novità più importante del 2008. Credo fosse più giusto moderare i toni e creare meno aspettativa. Soprattutto per i neofiti del mondo Linux che magari vi si avvicinano solo oggi. E' giusto, credo, essere onesti e ammettere che manca ancora molto tempo prima che questa nuova meraviglia sia operativa.
Per questo ho deciso di non parlarne, né di darle quel rilievo che a mio parere ancora non si merita.
Cerchiamo di non deludere i probabili nuovi utenti Linux con software ancora non completo. L'open source ha bisogno di crescere e dimostrare di essere una valida alternativa, non un continuo esperimento.
Spero in un rapido sviluppo di questo desktop environment che promette cose strepitose, ma intanto avviso chi volesse installarlo di non farlo senza cognizione di causa. Mentre invito chi volesse seguire meglio lo sviluppo giorno per giorno, di leggere il blog di pollycoke.
Pubblicato da alastio a 22:30 1 commenti
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